
Luna si trovava sul tram che dall’area camper sulla Moldava, alle porte di Praga, l’avrebbe portata in poco tempo nel pieno del suo centro storico.
È stranamente affollato per essere una metà mattina su settimana, molti sono a lavoro da un pezzo e gli studenti a scuola. È un martedì di inizio estate e la temperatura sembra già eccessivamente alta là dentro. Inizia a sudare, le gambe tremano, ha bisogno urgente di scendere.
Fortunatamente è già nel cuore pulsante della città, ancora una sola ma eterna fermata e si ritrova davanti al piccolo locale dove da giorni ormai fa colazione con caffè e Kolach, uno squisito dolce ripieno di composta di frutta, orlato da un cuscinetto rigonfio di soffice pasta.
Finalmente scende, deve sedersi su un marciapiede e bere lentamente dell’acqua. Le gambe continuano a tremare, il cuore sembra salirle in gola, i battiti suonano più veloci del solito. Nessuno sa che il suo sistema immunitario sta distruggendo i suoi globuli rossi, la città continua a muoversi inconsapevole. Per fortuna i farmaci che porta sempre con sé nel suo zaino tengono a bada tutto, per il momento.
L’anemia emolitica autoimmune è così: oggi stai bene, domani ti ritrovi a lottare tra la vita e la morte perché l’emoglobina scende vorticosamente, te ne accorgi perché vai in ittero, la febbre sale, il cuore corre all’impazzata anche a riposo e la stanchezza è tale che hai la sensazione di crollare a terra da un momento all’altro. È realmente così in realtà. È solo una lotta contro il tempo.
Ma non oggi. Oggi Luna può rialzarsi da quel marciapiede, dopo qualche minuto di riposo lontana dalla folla del tram e dopo essersi reidratata a sufficienza.
Finalmente entra nel suo localino, anche se sono le 10:30 ha una fame incredibile e non rinuncia alla sua colazione: Colach con marmellata di lamponi e formaggio dolce. Una meraviglia per il palato e i sensi. Ricarica le pile e dopo essersi presa del tempo per rilassarsi, rimette lo zaino in spalla, pronta a visitare il Museo dell’Illusione, dove si diverte a scattarsi foto in ambientazioni che illudono l’occhio tanto da sembrare reali.
Uscita dal museo si ferma lungamente a riposare per un pranzo rigenerante. Prima di rialzarsi e proseguire il suo giro per la città, dedica qualche minuto a leggere un libro. É inizio pomeriggio quando decide di entrare al Museo del Ponte Carlo dove scopre le tecniche di costruzione medievale, gli strumenti dei carpentieri e degli scalpellini che lavoravano su questo stesso ponte centinaia di anni fa. Assapora tutto con calma. Sono quasi le 17:00 quando va in bagno, beve un caffè e si avvicina alla banchina pronta a concludere in bellezza la giornata.
Sale a bordo di un piccolo battello per una gita sul fiume Moldava. La vista è spettacolare, palazzi storici si specchiano nell’acqua al ritmo della musica e della voce delle cuffiette date a bordo, che la guida alla scoperta di tutto ciò che la circonda in quel momento. Il tutto addolcito da un the e una brioche gentilmente offerti dal personale. Dopo 45 rilassanti e magici minuti torna sulla terra ferma, beve una bella sorsata d’acqua e decide di prendere il bus per il ritorno.
Sa che non può misurare le distanze in chilometri ma in energie, per cui non si carica la giornata con mille mete diverse. Corre di meno e osserva di più.
Viaggiare con una malattia cronica si può ma non deve essere un resistere eroicamente. Il corpo ha bisogno di essere ascoltato. E Luna lo sa. Quando torna al camper, è stanca come se avesse scalato una montagna ma è felice perché per lei scoprire, esplorare, conoscere è più terapeutico di qualsiasi farmaco, le permette di vivere e non soltanto di soprav-vivere.
